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Besonders bemerkenswert ist die Darbietung des Akkordeonisten Davide Vendramin … ein gefragter Solist auf internationalen Festivals, verleiht der „Nenia“ Intensität und packende Ausdruckskraft. Bei dieser Komposition, die 1951 entstand, handelt es sich ein Solo-Stück für Akkordeon, das eine düstere und introspektive Stimmung vermittelt. Das Werk ist von einer tiefen Melancholie durchdrungen und zeigt die Vielseitigkeit des Akkordeons als Soloinstrument.




Dirk Schauß, im April 2024

     Online Merker

 

Resta da dire dell’ottimo bandoneon di Davide Vendramin, scelta non certo facile dove spesso ci si contenta della più comune fisarmonica. Un valore aggiunto, ma anche il dovuto tributo al compositore (Astor Piazzola),  
nel centenario dalla sua nascita.

 

21/12/21
Matteo Cucchi
i Teatri dell’EST
Opera senza confini

 

Nella seconda parte del concerto scende in campo il bandoneón di Davide Vendramin per Las quatro estaciones porteñas di Astor Piazzolla, fulgido esempio di come il tango abbia tradito la dimensione locale per confluire in una tradizione musicale di respiro internazionale. La commistione con laVerdi è intrigante, specialmente nei passi a due con il primo violino, costante presenza nei quadri del compositore argentino […] Nonostante la delicatezza del bandoneón, Vendramin, nell’agio del suo territorio d’elezione, ricama nel lussuoso manto orchestrale un canto dall’accento ovunque seducente, ammiccante nelle interessanti dissonanze, cuore dell’intera architettura armonica. Non mancano certamente i virtuosismi, attenti però a non oscurare una musicalità così ben argomentata. Il grande entusiasmo in conclusione del concerto fa guadagnare al pubblico torinese ancora un fuori programma, Sentido unico di Piazzolla.

 

08/09/2018
Antonio Trotta
L’ape musicale

 

Poco meno di dieci minuti: un mantice che si apre, senza suono. Ci si chiede se sia respiro o rantolo. Se sia l’agonia o l’estasi a spostare l’aria: non è musica ma solo, rabbrividente, attesa. In poco meno di dieci minuti, Davide Vendramin – l’altra sera al Civico Liceo Musicale di Varese per la rassegna “Giovani talenti alla ribalta” dell’Endas – ha descritto ciò che la fisarmonica è per la musica del Novecento: materia. Nei glissando sui bottoni, nell’ostinato degli accordi che si fa rintocco di campana, nelle dissonanze aspre si apre il mondo che non conosciamo. E’ quello di “Et Expecto” di Sofia Gubaidulina: russa, compositrice che ha conquistato il mondo con la sua spiritualità, distante dal clamore dei riflettori. Sola, come vuole essere, con il suo Dio. E’ così che “Et Expecto” dev’essere avvicinata: una sonata, uno strappo, un’icona della sacralità perduta. Un inno alla ricerca di quella profondità che, oggi, si colpisce, si offende, si allontana. Si dimentica. Vendramin non si limita ad interpretare, ma vive. Soprattutto quei dieci minuti nei quali non c’è melodia, ma sostanza del contenuto. Dove i muscoli si tendono e si allentano conquistando il silenzio. Meglio ancora, facendoselo amico quando il mantice si apre a vela e chiede il suo spazio. Il suo tempo. Ecco, Vendramin ha dato tutto se stesso in questa prova di rinuncia e di severità. Ma, stante a tutto, di bellezza incondizionata di chi coltiva – come fa la Gubaidulina – la purezza. Il fisarmonicista, dunque, si divide e si completa: interprete virtuoso ma spigliato e, nello stesso tempo, interprete del segno e del suo significato. Da una parte la lezione dell’Est di Leos Janacek – con il folclore cullante e malinconico con una fisarmonica che porta al pianto – e dall’altra Johann Sebastian Bach, dove affascina il tocco energico e la tecnica saltellante nella selezione attenta di alcuni episodi delle Variazioni Goldberg. Da un lato Antonio Vivaldi – con la sublime versione de ”L’inverno” – e dall’altra Sofia Gubaidulina. Ma tutti, seppur separati dai secoli e dagli stili, autori che hanno saputo pregare. Senza dire una parola.

 

02/03/2012
Davide Ielmini
VareseNews

 

Brano dalla scrittura complessa che cerca di sfruttare le possibilità sonore del bayan (strumento tradizionale russo affine alla fisarmonica), Sotto il segno dello scorpione è stato eseguito dal bravissimo Davide Vendramin, solista dalla particolare forza espressiva e comunicativa: qualità riconosciute e apprezzate dal pubblico presente in sala e sancite dalla richiesta di bis, in tutte e tre le repliche del concerto.

28/03/2011
Adriana Benignetti
Il corriere musicale

 

La serata al Parco della Musica ha inizio con Storie di altre storie di Salvatore Sciarrino, presente in sala e molto emozionato quando il Maestro Metzmacher lo invita a salire sul palco per raccogliere i meritati applausi. Si tratta di una composizione in tre tempi per fisarmonica e orchestra in cui il compositore siciliano unisce storie musicali apparentemente distanti tra loro […] è curioso e affascinante ascoltare temi scarlattiani […] proposti da uno strumento “insolito” quale la fisarmonica dell’ottimo Davide Vendramin.

Claudio Cavallaro
Livecity.it

 Mentre le mani dell’interprete, come due ragni, tessevano una tela fitta e resistente, il pubblico si avvicinava sempre più ai suoi fili, fino a restarne completamente irretito. […]notevole forza espressiva che l’esecutore è riuscito a dimostrare.

Israel Colombo
Corriere di Como

 

Concerto splendido quello del fisarmonicista Davide Vendramin […] bravura indiscutibile del giovane interprete, virtuoso ai manuali e abilissimo al mantice, padroneggiato con sicurezza e abilità invidiabili.

Maria Terraneo Fonticoli
La Provincia di Como

 

Davide Vendramin […] capace di affascinare con la sua particolare comunicazione artistica.

Angela Maria Vicario
Corriere di Novara

 

Immerhin war das beherzte Spiel des Akkordeonisten Davide Vendramin […] durchaus ein Lichtblick an diesem Nacht schwarzen Abend.

Eva-Elisabeth Fischer
Süddeutsche Zeitung

 

Dass so viel Schwüle und Lastendes den ganzen Abend anhält, ist auch dem Akkordeon zu verdanken, das die Musiken von Bach, Milhaud, Kagel und Satie zu einem einheitlichen melancholischen Sound-Kosmos verdichtet. Akkordeon-Spieler Davide Vendramin steht selbst wie ein kleiner Genet auf der Bühne. Zusammen mit Flöte (Annette Hartig) und Klavier (Oleg Ptashnikov) sorgt er für das französisch Elegante, das all der expressiv kraftvollen Körpersprachlichkeit des Abends poetische Leichtigkeit verleiht.

Ute Fischbach-Kirchgraber
infocomma.net

 

Originell ausgesucht die Musik von Milhaud über Saties „Gnossienne“ und Bach bis zu Kagel „Ragtime“. Der Witz ist die Besetzung: Flöte (Annette Hartig), Klavier (Oleg Ptashnikov) und das immer etwas schräge Akkordeon (Davide Vendramin), das dem Ganzen etwas französisch Beiläufiges gibt und so zwar nicht den Ernst, aber den blutigen Ernst vermeidet.

Beate Kayser
tz